Prime Esperienze
Atti Privati 1 : Il Sentiero nella Pineta
08.09.2025 |
2.014 |
7
"O me ne vado a casa e cerco di dimenticare tutto, trasformando questo pomeriggio in un sogno impossibile..."
Ai miei lettori,quella che state per leggere è, in senso strettamente cronologico, la seconda parte della nostra storia. Ho scelto, tuttavia, di presentarvela per prima, e per una ragione precisa.
Un evento, per quanto intenso, non si definisce nel momento in cui accade, ma nell'eco che lascia dietro di sé, nel silenzio che segue il tuono. La vera iniziazione di Massimiliano, il vero punto di non ritorno, non avviene sulla sabbia, sotto lo sguardo di Elena e Luca, ma sul sentiero solitario che lo riconduce al mondo. È in questo limbo, in questo monologo febbrile tra lo shock e la rivelazione, che il ragazzo muore e nasce l'uomo.
Volevo che lo conosceste così, nel momento esatto della sua metamorfosi, per farvi percepire fin da subito la potenza catalitica dei nostri protagonisti prima ancora di vederli in azione. Volevo che il loro impatto vi arrivasse attraverso la mente sconvolta della loro "vittima" e del loro allievo.
Vi invito quindi a entrare nella storia non dall'inizio, ma dal suo cuore pulsante. L'evento che ha scatenato tutto questo arriverà a tempo debito. Per ora, camminiamo con lui.
Buona lettura.
Il Sentiero nella Pineta
Le gambe sono gelatina. Cammino, ma non sento la terra sotto le scarpe. Sento ancora la sabbia, il calore della sua pelle. Cazzo. Che cazzo è successo?
Respiro a fondo. L'aria odora di pini e di sale. Ma io sento solo il suo odore. Ce l'ho addosso, sulle dita, nel naso. È come un fantasma che mi cammina accanto. Devo sembrare un drogato, uno scemo, con questo sorriso ebete stampato in faccia. Mi porto una mano al viso e trema ancora. Tutto trema.
Cazzo... è successo davvero?
Riparto dall'inizio. Il bacio. Credevo di sapere cosa fosse un bacio, dalle tipe a scuola, quelle cose umide e goffe dietro la palestra. Ma quello... quello non era un bacio. Era una lezione. La sua lingua non spingeva, esplorava. Mi ha insegnato a rispondere, a sentire. E poi mi ha chiesto... mi ha chiesto se volevo continuare. Dio, se volevo. Avrei detto di sì anche se mi avesse chiesto di buttarmi in mare.
E le mani. Cristo, le sue mani sulle mie. Mi ha messo la mano sul suo seno. Morbido, pesante. Ho sentito il capezzolo diventare duro come un sassolino sotto il mio dito e il mio cazzo ha dato una botta contro i jeans che credevo mi sarei strappato. Mi parlava, mi spiegava, come se stesse leggendo un manuale di istruzioni del paradiso. E lui, il marito, guardava. Non incazzato. Non minaccioso. Guardava e basta, come se fosse la cosa più normale del mondo. La sua calma mi ha fatto eccitare ancora di più.
"Il centro del mondo". L'ha chiamato così. E mi ha guidato il dito. *Lì*. Ho sentito quella piccola cosa... viva. Pulsava, si gonfiava. Rispondeva. A me. Stavo facendo qualcosa di giusto, per la prima volta. Lei sospirava e io mi sentivo un dio.
Poi la bocca. Le sue istruzioni precise. "Prendilo tra le labbra", "Succhia piano", "Usa la lingua". Non ho più capito un cazzo. Il mondo è sparito. C'erano solo il suo sapore, il suo odore, e la mia bocca che finalmente faceva qualcosa di incredibile. Stava funzionando. La stavo facendo godere. Io, Massimiliano, lo sfigato che fino a ieri si faceva le seghe pensando alle foto sui giornaletti.
Ma non è stato niente. Niente in confronto a dopo.
Le dita. Dentro di lei. Caldo, bagnato, stretto. Panico. "Piega le dita," mi ha detto. "Premi". L'ho fatto, e il suo corpo ha iniziato a muoversi, a rispondere. E poi è esploso tutto. Cazzo. Un fiume. Credevo avesse fatto la pipì, mi sono cagato addosso dalla paura. Credevo di averle fatto male. Stavo per togliere la mano ma lei ha gridato... un grido di piacere, non di dolore. "È quello il tesoro!" ha detto. Un tesoro che mi ha inondato la mano. Sono rimasto lì, un idiota, con la mano fradicia e il cervello in pappa.
Cazzo. Cazzo. Cazzo.
Rallento il passo. Devo sedermi un attimo. Mi appoggio a un pino. Chiudo gli occhi.
L'ultima parte. La mia. Il mio orgasmo.
"Voglio che tu venga sul mio viso."
Me l'ha detto lei. Io non ci avrei mai pensato. Non avrei mai osato. Ma lei sì. E ha guardato lui, suo marito, quando me l'ha detto. Un gioco tra loro, ho capito. E io ero lo strumento. Il migliore strumento del mondo.
La sua mano... non è come me la faccio io. Non è lo stesso movimento. Era veloce, corta, solo sulla punta. Un'agonia. Un piacere così forte che mi ha quasi fatto piangere. Mi ha costretto a guardarla. I suoi occhi nei miei. E sono venuto. Ho sentito lo sperma caldo colpirla, ho visto le gocce bianche sulla sua pelle.
E lei...
Gesù.
Lei non si è pulita. Non subito. Mi ha guardato. Ha guardato suo marito. Poi ha raccolto il mio sperma con le dita. E se l'è mangiato. Se l'è succhiato dalle dita come se fosse la cosa più buona del mondo. In quel momento, credo di essere morto per un secondo.
Adesso sono qui, in mezzo ai pini. Sono ancora Massimiliano. Ho gli stessi vestiti di prima. Ma non sono più io. Quello che è andato su quella spiaggia stamattina non esiste più. Lei l'ha preso, l'ha smontato pezzo per pezzo e l'ha ricostruito.
E poi, l'ultima cosa. Proprio mentre se ne andavano.
L'ho vista. Credeva che non guardassi, ma io guardavo. Ho visto tutto.
Con la punta del piede, ha scritto dei numeri sulla sabbia. Svelta, come se niente fosse.
Un numero di telefono.
Mi fermo di nuovo. Mi frugo nelle tasche. Ho il cellulare. Ho un pezzo di carta da un pacchetto di sigarette. Una matita. Devo... devo tornare indietro? Adesso? E se le onde l'hanno già cancellato? E se lo trovo... che faccio?
Chiamo? E cosa dico? "Ciao, sono il ragazzino a cui hai insegnato a leccare la figa oggi pomeriggio"? Mi scoppierebbe a ridere in faccia.
O forse no.
Forse era un test. Un altro. L'ultima parte della lezione.
Il cuore mi martella nel petto così forte da farmi male. Devo decidere. Adesso. O me ne vado a casa e cerco di dimenticare tutto, trasformando questo pomeriggio in un sogno impossibile. O torno indietro, prendo quel numero, e accetto che tutto questo fosse reale. E che potrebbe, forse, succedere di nuovo.
Mi giro. E inizio a correre di nuovo verso la spiaggia.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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